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Punk blog: situazioni ed altre porcherie contro ignoti senza spirito

life

Calvo Pepàsh

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È nato il 31 marzo 1946 quindi, a tutti gli effetti, figlio legittimo della monarchia. La madre fece il possibile per partorirlo marzolino, ché se fosse nato il 1° aprile, l’innocente sarebbe stato canzonato per il resto dei suoi giorni. Lo sforzo venne premiato e il neonato ricevette la prima pacca sul culo all’ospedale Molinette di Torino. Pubertà dorata all’ombra della Mole, ma poi le circostanze della vita lo trasferirono di peso sotto il milanesissimo arco di Porta Romana, nei pressi dello scalo ferroviario, area multietnica ante litteram. Lì crebbe e il luogo ebbe una decisiva influenza sulla sua formazione futura. Imparò immediatamente a fare il bauscione, ma ebbe anche la prima infarinatura linguistica, che trasmigrava agevolmente dallo sloveno al calabrese passando per le isole. Sugli esiti studenteschi di Calvo Pepàsh è meglio sorvolare, ma l’imperscrutabile mano del fato lo inclinò comunque verso le lettere.

Attorno ai vent’anni ci fu la svolta. Essendo figlio unico di madre vedova si dichiarò renitente al lavoro e la mamma si mise a piangere. Contemporaneamente iniziò a scrivere orbitali farloccate pubblicitarie, che tuttavia gli servirono per cominciare a masticare meglio la lingua italiana.

Emerse la radice piemontese: volle, fortissimamente volle, e divenne correttore di bozze. Le prime case editrici che si fidarono lamentano ancora oggi rilevanti danni economici, tuttavia, grazie ad agganci politici, entrò a far parte dei “revisori” de “l’Unità”. Anni di intenso apprendimento, ma anche di profondo travaglio interiore: si diede all’alcol, che fu causa della discesa agli inferi. Tralasciamo i penosi dettagli. Oggi, finalmente pensionato e in pace con se stesso, ha scelto Crema quale suo “buen retiro”. Continua imperterrito a bere e a scrivere monumentali cazzate. Così è e così sarà finché cirrosi epatica non lo colga privandoci del suo discutibile talento.

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