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Circa quattro ore dopo aver deciso di smettere di fumare pensò seriemente al suicidio. Ma, pavido com’era, non sapeva come togliersi definitivamente di mezzo. Le opzioni erano molte: mi butto dal balcone? No cazzo, soffro di vertigini; mi taglio le vene? No cazzo, la vista del sangue mi fa svenire; m’impicco? No cazzo, con il nastro della tapparella è poco estetico; barbiturici? No cazzo, sono allergico e poi mi vengono i foruncoli; la canna del gas? No cazzo, poi mi aumentano la bolletta; scossa elettrica? No cazzo, inserire l’indice e il medio nella presa di corrente è impossibile, sono troppo piccoli; i binari del treno? Hai voglia con Trenord. Mentre stava prendendo in esame le possibili soluzioni si accese una sigaretta.

Fece appello alla costanza della ragione la quale, però, se chiamata in causa, aveva l’abitudine di esprimere la propria opinione fumando un mezzo toscano: “Se ti ammazzi metti in crisi il Monopolio tabacchi, pensaci, migliaia di posti di lavoro che vanno in fumo.” No cazzo, una simile responsabilità proprio non se la sentiva di assumerla. E poi le ricadute: cassa integrazione per le cartiere che producono filtri e cartine, i poveri negri delle piantagioni della Virginia e del Maryland senza prospettive, così come i contrabbandieri del golfo di Napoli e gli spalloni dei valichi svizzeri. No cazzo, troppa gente ridotta alla fame.

Sei un debole, ecco cosa sei!”

Mentre guardava dalla finestra il rosseggiare del tramonto, intenso e un poco nuvoloso come la brace di un Montecristo, che nel frattempo s’era acceso, gli venne da pensare a San Tabagisto martire, patrono dei fumatori senza filtro, al quale chiese conforto: “Figliolo, sappi che si tratta di una crisi passeggera, non pensare e arrenditi alla tentazione!”

Alla moglie disse che scendeva a comprare le sigarette. “Amore, guarda che ne hai l’armadio pieno.”

Camminava lungo la riva del fiume, placido ma oscuro come il tormento di una rapsodia boema. L’acqua avrebbe potuto porre fine all’angoscia? Dopo tutto, non sapeva nuotare.

Il cadavere fu rinvenuto in località detta “la piscina” e l’autopsia rivelò che la morte non era dovuta ad annegamento bensì per un violento colpo di tosse, tale da causargli un infarto. Solo dopo cadde in acqua, con “Carta de Oro” cubano ancora stretto tra i denti.

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