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Gli Gnostici

Pistis Sophia”, a spanne “Fede Sapienza”; e sia chiaro che la Bibbia e i Vangeli rappresentano solo un pretesto, sovente tirati in ballo dai cosiddetti “Gnostici” per dimostrare la fondatezza del loro dire. In altre parole, roba di seconda mano.

Il testo risale al II secondo secolo d.C. e narra dell’umano Gesù che, dopo la resurrezione e l’ascesa al cielo, pensò bene di fare un’altra capatina ai piani inferiori per spiegare a quei quattro zucconi di discepoli, e anche alla mamma, come effettivamente era sistemato l’attico. Disse: “Parlerò a voi con la voce della verità così come io l’ho vista.”

Era avvolto in un manto di luce che avrebbe accecato il pubblico dello stadio, quarantanove volte di più della luce del sole, eppure si trattava di una trascurabile particella. L’uditorio si prosternò col viso nella polvere per evitare sì tanto fulgore atomico e così non comprese a fondo l’ammonimento: “Chi ha orecchie per intendere, intenda”.

Figlio mio” disse la mamma, “a furia di profferire ermetismi sei finito in croce, lascia perdere, prenditi una tazza di tè e torna dal papà”. Non se ne intese della supplica materna e ai privilegiati inizio a narrare: “Vi dirò, con voce di verità, che i dodici Arconti che governano i dodici eoni si prostrarono, travolti dalla luce. Quindi non fate gli stronzi.” Gli “Gnostici” si misero in campana e accolsero il messaggio: solo la fede porta alla sapienza. A Roma papa Zefirino, che già aveva qualche gatta da pelare, si grattò la testa: “Ecco, ci mancavano anche loro”.

Gli Gnostici declinarono sul finire del IV secolo e in seguito si dovettero accomodare (si fa per dire) nella case popolari degli eretici.

Calvo Pepàsh

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