La foto è di repertorio (più o meno)

 

Risultati immagini per Piazza S Luigi angolo don bosco  Milano

 

Quando ero ancora “on figàtèll fürb côme el fil de fêr e gran gànâsa” alla stessa maniera delle cicale, non brillavo certo per buona educazione, semmai il contrario. Per darmi quel certo tono che faceva “svenire” le ragazze, fumavo come una ciminiera, spudoratamente, in mezzo alla piazza incurante degli sguardi perplessi dei più grandi: “Ocio gente, che riva el pirlôt.” Piazza San Luigi, dall’angolo con via Don Bosco al Bar Sport, era lunga come un paio di pedalate di bici date con garbo. In pratica, un sospiro e uno sputo. In quel breve percorso spazio-temporale camminavo come Kirk Douglas nella sfida finale all’Ok Corral e lasciavo cadere sul selciato almeno tre “mücc” di Nazionali semplici, quelle con la “N” stampata in blu su fondo grigio. Ci mancava solo la voce di Frankie Lane, però io fischiettavo il motivo del film.
Ora va detto che a quei tempi l’attuale operatore ecologico si chiamava “spazzino” (i più istruiti lo chiamavano netturbino, ma dovevi aver studiato di brutto) il quale, per cercare di far rispettare le regole, era dotato di una scopa di saggina che se ti arrivava sulla schiena lasciava il segno. Racconto per esperienza diretta, perché oltre alla botta seguiva invariabilmente il cazziatone: “Oèi, teddy boy, tè sei fortunato che l’Italia ha perso la guerra. Sono arrivati gli americani e ti hanno riempito la testa di pirlate. Se fosse andata in un’altra maniera, tè col piffero che buttavi il “muccio” per terra, che con la lingua lo dovevi raccogliere e poi, per disinfettarti, un bel bicchiere d’olio di ricino.”
Non ho smesso di fumare e se fumo per strada, prima di mollare il mozzicone, mi guardo intorno alla ricerca di un posacenere pubblico, ben sapendo, però, che è marce rara. Mi vergogno ad ammetterlo, ma spero in un nuovo proibizionismo, alla maniera di Al Capone che spaccia mezzi toscani nei vicoli bui della città. Sai che casino ne verrebbe fuori?!

 

Calvo Pepàsh

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